L’aloe funziona.

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Come alcuni lettori sanno faccio volontariato alla Misericordia di Firenze . Servizio sanitario, ovvero sulle ambulanze, sono al primo livello, cioè trasporto barelle e “coltrino” ( telo su cui viene adagiato talvolta il “paziente” ), anche se ho fatto esercitazioni di BLS e manovre anti soffocamento, cedo volentieri l’incarico ai secondi livelli molto più esperti di me.

Ovvia su…torniamo all’argomento. Faccio questo volotariato e mi tolgo anche alcuni capricci unendo il dilettevole all’utile: partecipo a partite e concerti.. eheheheheh…( non immaginate il livello di devastazione che i ragazzi riescono a raggiungere durante i concerti e il tipo di soccorso che è necessario fare ..vabbè…). Tali servizi iniziano con il ritrovo i sede alle ore 13,30, se il concerto è alle 21. Partenza e ritrovo in loco del concerto alle 14.. il resto è ….NOIA allo stato puro, fino a sera. Quindi si procura di andare con un amico/a per stare in compagnia. I cancelli, per il sotto palco nel prato,  vengono aperti alle 15!!!!! Per coloro che hanno i posti numerati l’ingresso è alle 17…

Ho partecipato indenne al concerto di Vasco Rossi allo stadio della mia città. Indenne, perché ero in tribuna alta, all’ombra, e in tribuna ci vanno persone che non si devastano troppo, al massimo possono prendersi una storta alla caviglia salendo e scendendo dato che vanno a comprarsi ettolitri di birra.  Ma non è accaduto. Indenne perchè il clima non era rovente come in questi ultimi giorni…Quindi tutto ok.

Mi ero iscritta al servizio sanitario anche per il concerto di Jovanotti, mi hanno assegnato il sabato, cioè ieri, ( sarebbe stato uguale ad oggi dato il caldo e gli orari del servizio e ..la DIVISA!!! di ordinanza)… ho meditato a lungo se rinunciare o meno, ma il mio  “assurdo” senso civico e del dovere (a chi devo tutto ciò fra i miei antenati… metteremo i conti in pari un giorno), mi ha imposto di andare. Ok… Il caldo torrido di questi giorni era impietoso, le bottigliette di acqua scorrevano a fiumi, il frigorifero dell’ambulatorio non funzionava, ( meglio perché sennò eravamo tutti in congestione). I pantaloni arancioni della divisa,  della stessa consistenza della plastica con i catarifrangenti ( tipo i giacchetti che dobbiamo tenere in auto..), erano irrimediabilmente incollati alle gambe, la maglia di misto cotone, rigorosamente a MANICHE LUNGHE, era fradicia, con il gilet arancio/ catarifrangente sopra… non descrivo alto..di  prima nomina ero assegnata con la squadra alla tribuna (wowww ombra e seduta sulle scale..).. Poi non va più bene, si cambia assegnazione: campo base in tenda, nel prato dello stadio, sotto il sole con le barelle etc.. vabbè..

NO !! si cambia ancora: ci sono 10 assenti dell’ultima ora fra i volontari.. Sono stata assegnata sul prato in zona maratona… sotto il sole senza scampo, né l’ombra di un palo o imparcatura o lampione. sole.. sole… sole.. e basta… in due erano già lì da un’oretta circa… il primo pensiero va loro:  “ragazzi siamo arrivate noi due ( la mia compagna volontaria come me) andate all’ombra sennò  dobbiamo soccorrere voi… ” con la radio eravamo collegati al campo base ed abbiamo stabilito che facevamo a coppia turni di mezz’ora all’ombra… fino al tramonto …erano le ore 16….dopo poco sono iniziati malesseri dei ragazzi del prato sotto palco che erano entrati alle 15. Quindi c’era da correre in quattro. La Protezione Civile  non ha idratato come fa solitamente, e nemmeno i vigli del fuoco.. al nostro campo base un volontario ha preso una gomma e ha iniziato ad innaffiare … … Dio gliene renda merito…oppure l’Universo o qualsiasi sia la cosa che ha ispirato …Quindi anche noi, sempre a turno, ci siamo uniti ai bagnati e ai bagnanti.

Come tutto ciò che esiste ha inizio ed una fine,  il sole è tramontato, il concerto ha avuto inizio e i malesseri pure: svenimenti, stanchezza, pressione che cala, ubriachezza da birra, vabbè… Eravamo collegati alla Croce Rossa i cui volontari stavano dietro di noi con il loro ambulatorio sotto la maratona all’ombra… Arivabbè non facciamo ulteriore polemica che ho già espresso ilo mio disappunto a chi di dovere.. .

Il concerto è stato superrrrr, sudatissimo e valeva la pena di tutto quello che abbiamo passato. A  me Jovanotti piace, mi comunica energia positiva, e tanto vale la pena vederlo dal vivo di applaudirlo e seguirlo..le foto? prossimamente su questo schermo magari da youtube…

Oggi  sono distrutta dal sole di ieri e piena di pruriginosi eritemi da sole e da sudore. Ed ecco perché l’aloe funziona, la mitica pianta che ho in balcone da alcuni anni, la mia ALOE VERA: le taglio una foglia e spremo il succo sulle irritazioni e in dieci minuti tutto sparisce, in primis il prurito.

PS se voglio ricominciare a scrivere , provo ad iniziare così, dalle mie stupidaggini quotidiane, e son tante ….

Letture. libri e l’estate

Questa estate è inesorabilmente dedicata agli autori svedesi, in particolare i giallisti. Utilizzo il mio e-book Kindle. Ho letto tutta la pubblicazione di Henning Mankel.

Mi è piaciuto. In particolare ho apprezzato Scarpe Italiane, del 2006, Marsilio Editore, 332 pagine. Contrariamente alla maggioranza dei romanzi di Mankell, è un’opera intimistica e riflessiva e non è un romanzo giallo. Dala prima alla l’ultima pagina mi ha ricordato due miei amici, un po’ orsi e ruvidi, ma nei quali, ( specialmente uno che conosco di più) ripongo la massima stima.

Riguardo ai gialli di questo autore, ritengo interessante la sua attenzione all’inquietudine che aleggia nei pensieri del popolo svedese..

Questi romanzi, in fondo, pur nella loro varietà, hanno sempre girato intorno a un unico tema: che cosa è successo negli anni novanta allo Stato di diritto? Come può sopravvivere la democrazia se il fondamento dello Stato di diritto non è più intatto? La democrazia ha un prezzo che un giorno sarà considerato troppo alto e che non vale più la pena pagare?”Introduzione a Piramide.

Queste parole mi sembrano molto attuali ed applicabili a quanto avviene in Italia.

Questi sconosciuti…

Il Racconto Dell’Isola Sconosciuta     di Josè Saramago

Un uomo andò a bussare alla porta del re e gli disse, Datemi una barca. La casa del re aveva molte porte, ma quella era la porta delle petizioni. Siccome il re passava tutto il tempo davanti alla porta degli ossequi (degli ossequi che rivolgevano a lui, beninteso), ogni volta che sentiva qualcuno chiamare da quella delle petizioni si fingeva distratto, e solo quando il risuonare continuo del battente di bronzo diventava, più che palese, chiassoso, togliendo la pace al vicinato (cominciavano tutti a mormorare, Ma che razza di re abbiamo noi, che non risponde), solo allora dava ordine al primo segretario di andare a informarsi su cosa mai volesse il postulante, che non c’era modo di far tacere. Il primo segretario, allora, chiamava il secondo segretario, questi chiamava il terzo, che trasmetteva l’ordine al primo assistente, che trasmetteva al secondo, e così via fino alla donna delle pulizie, la quale, non avendo nessuno a cui comandare, socchiudeva la porta delle petizioni e domandava dalla porta,
Che cosa volete
Il postulante manifestava il proprio desiderio, e cioè chiedeva quanto aveva da chiedere, poi si piazzava in un cantuccio della porta, in attesa che la richiesta percorresse, dall’uno all’altro, il cammino inverso, fino a giungere al re.
Occupato com’era sempre con gli ossequi,il re tardava sempre a rispondere,ed era già non piccolo segno di premura per il benessere e la felicità del suo popolo quando decideva di chiedere un documentato parere scritto al primo segretario,questi al terzo,l’uno dopo l’altro,fino ad arrivare di nuovo fino alla donna delle pulizie,che trasmetteva un sì o un no a seconda dell’umore del momento.
Tuttavia, nel caso dell’uomo che voleva una barca, le cose non andarono proprio così.
Quando la donna delle pulizie gli domandò dallo spiraglio della porta, “Che cosa volete” l’uomo, invece di chiedere come facevano tutti, un titolo, una decorazione, o semplicemente denaro, rispose, Voglio parlare con il re, Sapete bene che il re non può venire, è alla porta degli ossequi, rispose la donna, Allora andate a dirgli che non me ne vado finchè, personalmente, a informarsi su quello che voglio, concluse l’uomo, e si sdraiò sulla soglia, avvolgendosi nel mantello per via del freddo.
Si poteva entrare e uscire solo passandogli sopra.
Orbene, questo era un bel problema, se consideriamo che, in base alla prassi delle porte, si poteva ricevere soltanto un supplice per volta, con il risultato che, fino a quando ci fosse stato lì qualcuno in attesa di risposta, nessun altro si sarebbe potuto avvicinare per esporre le proprie necessità o i propri desiderata. A prima vista, chi ci guadagnava con questo codicillo del regolamento era il re, in quanto, essendo meno numerosa la gente che veniva a disturbarlo con le proprie lamentele, a lui restava più tempo, e più calma, per ricevere, assaporare e gradire gli ossequi.
A ben rifletterci, però, il re ci perdeva, e molto, perchè le proteste pubbliche, dal momento che la risposta cominciava a tardare più del giusto, facevano aumentare seriamente lo scontento sociale, il che, a sua volta, avrebbe avuto immediate e negative conseguenze sull’afflusso degli ossequi.
Nel caso che stiamo raccontando, il risultato tra una ponderazione tra i benefici e gli svantaggi condusse il re ad andare, in capo a tre giorni, e nella sua regal persona, alla porta delle petizioni per informarsi su ciò che voleva quell’intruso che si era rifiutato di inoltrare la richiesta per le competenti vie burocratiche.
Aprite la porta, disse il re alla donna delle pulizie, e lei domandò,
Tutta,o solo un poco.
Il re ebbe un attimo di incertezza, dato che per la verità non gradiva molto esporsi all’aria della strada,ma poi fece una riflessione, sarebbe sembrato brutto, oltre che indegno della sua maestà, parlare con un suddito attraverso una fessura, quasi ne avesse paura, e soprattutto davanti alla donna delle pulizie che assisteva al colloquio e che si sarebbe affrettata a raccontare dio sa che cosa,
Spalancata! , ordinò.

L’uomo che voleva una barca si alzò dal gradino quando cominciò a sentire il rumore delle serrature, ripiegò il mantello e si mise ad aspettare.

Questi segnali, che finalmente qualcuno stava venendo ad aprire e che, pertanto, il posto si sarebbe ben presto liberato, fecero avvicinare alla porta un certo numero di pretendenti alla liberalità del trono che si trovavano lì intorno, pronti ad assaltare il posto appena si fosse reso vacante.
L’inopinata comparsa del re (una cosa che non era mai accaduta da quando aveva la corona in testa) provocò un’immensa sorpresa, non solo ai sudditi candidati, ma anche ai vicini che, attratti dalla repentina agitazione, si erano affacciati alle finestre delle case, dall’altro lato della strada.
L’unico a non mostrarsi sorpreso fu proprio l’uomo della barca.

Aveva calcolato costui, e aveva colto nel segno, che il re, seppure avesse tardato tre giorni, avrebbe dovuto sentirsi curioso di vedere la faccia di chi, senza battere ciglio, e con notevole audacia, l’aveva fatto chiamare.

Incerto, dunque, tra la curiosità che non era riuscito a reprimere e il fastidio di vedere tanta gente riunita, il re, nel peggiore dei modi, gli rivolse tre domande una dietro l’altra,
Che cosa volete,
Perchè non avete detto subito che cosa volevate,
Pensate forse che io non abbia altro da fare, ma l’uomo rispose soltanto alla prima,
Datemi una barca, disse.
Lo sgomento lasciò il re a tal punto sconcertato che la donna delle pulizie si affrettò ad avvicinargli una sedia di paglia,proprio quella su cui lei stessa sedeva quando doveva lavorare con ago e filo, giacchè, oltre le pulizie, a palazzo erano di sua competenza anche alcuni lavori di cucito, come rammendare le calze dei paggi.
Seduto scomodo, perché la sedia era molto più bassa del trono,il re stava cercando il modo migliore di sistemare le gambe, ora rannicchiandole ora allungandole di lato, mentre l’uomo che voleva una barca aspettava con pazienza la domanda che sarebbe seguita.
E voi, a che scopo volete una barca, si può sapere, fu quello che il re effettivamente gli domandò quando finalmente riuscì a sistemarsi, con discreta comodità, sulla sedia della donna delle pulizie,
Per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta, rispose l’uomo,
Che isola sconosciuta,domandò il re con un sorriso malcelato, quasi avesse davanti a se un matto da legare, di quelli che hanno la mania delle navigazioni, e che non è bene contrariare fin da subito,
                             L’isola sconosciuta

ripeté l’uomo,

“Sciocchezze, isole sconosciute non ce ne sono più, Sono tutte sulle carte, Sulle carte geografiche ci sono solo isole conosciute, E qual’è quest’isola sconosciuta di cui volete andare in cerca”
“Se lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta!”
Da chi ne avete sentito parlare?”, domandò il re, ora più serio,
Da nessuno, in tal caso perchè vi ostinate a pensare che esiste,
Semplicemente è impossibile che non esista un’isola sconosciuta,
E siete venuti qui per chiedermi una barca,
Si,sono venuto qui a chiedervi una barca,
E chi siete voi,perchè io ve la dia,
E chi siete voi per non darmela,
Sono il re del regno, e le barche del regno mi appartengono tutte,
Piuttosto appartenete voi a loro e non loro a voi,
Che volete dire, domandò il re inquieto,
Che voi, senza le barche,non siete nulla, e che loro, senza di voi, potranno sempre navigare,
Ai miei ordini, con i miei piloti e i miei marinai,
Non vi chiedo nè marinai nè pilota, vi chiedo solo una barca,
E quest’isola sconosciuta, se la troverete,sarà per me,
A voi,re,interessano solo le isole conosciute,
Mi interessano anche quelle sconosciute quando non lo sono più,
Forse questa non si farà conoscere,
Allora non vi do la barca,

Me la darete.

Nell’udire queste parole, pronunciate con tanta tranquilla fermezza,gli aspiranti alla porta delle petizioni, nei quali, un minuto dopo l’altro, fin dall’inizio della conversazione, continuava ad aumentare l’impazienza, più per liberarsene che per solidale simpatia, decisero di intervenire a favore dell’uomo che voleva la barca, cominciando a urlare,
Dategli la  barca,dategli la barca.
Il re aprì bocca per dire alla donna delle pulizie di far venire la guardia di palazzo a ristabilire immediatamente l’ordine pubblico e imporre la disciplina, ma, in quel momento, i vicini che assistevano dalle finestre si unirono al coro con entusiasmo,urlando come gli altri,
Dategli una barca.
Di fronte ad una tanto ineludibile manifestazione della volontà popolare e preoccupato per ciò che, nel frattempo,poteva aver perduto alla porta degli ossequi, il re alzò la destra per ottenere il silenzio e disse,
Vi darò una barca, ma l’equipaggio dovete trovarlo da voi, i miei marinai mi servono per le isole conosciute, Mi interessano anche quelle sconosciute.
Le urla di plauso del pubblico non permisero di cogliere il ringraziamento dell’uomo che era venuto a chiedere una barca, e del resto il movimento delle labbra avrebbe potuto indicare un Grazie,mio signore, come pure un, Mi dovrò arrangiare,ma quello che si udì distintamente fu ciò che disse il re,
Andate al molo, chiedete del capitano del porto, ditegli che vi mando io, e che vi dia la barca, gli porterete il mio biglietto. L’uomo, che avrebbe avuto una barca, lesse il biglietto da visita su cui  sotto il nome del re c’era scritto Re, ed ecco le parole che il sovrano aveva vergato appoggiandosi alla schiena della donna delle pulizie,
Consegnate al latore della presente una barca, non è necessario che sia grande, ma che navighi bene e sia sicura, non voglio avere rimorsi di coscienza se le cose andranno male.

Quando l’uomo alzò la testa, e questa volta si suppone che avrebbe ringraziato per il dono, il re si era già ritirato, c’era soltanto la donna delle pulizie, che lo guardava con una faccia di circostanza. L’uomo scese dal giardino, segno che gli altri candidati potevano finalmente avanzare, e non varrebbe neanche la pena spiegare che ci fu una confusione indescrivibile, con tutti che volevano arrivare al suo posto per primi,ma invano, perchè la porta era di nuovo chiusa.

Il battente di bronzo tornò a chiamare la donna delle pulizie, ma la donna delle pulizie non c’è più, ha fatto il giro ed è uscita con il secchio e lo spazzolone da un’altra porta, quella delle decisioni, che viene usata di rado, ma quando viene usata, lo è per davvero.
Adesso sì, adesso si può comprendere il motivo della faccia di circostanza con cui la donna delle pulizie l’aveva guardato, ed era stato in quel preciso momento che aveva deciso di seguire l’uomo quando lui si fosse diretto al porto ad occuparsi della barca.
Aveva pensato che non ne poteva più di quella vita a pulire e lavare palazzi, che era giunto il momento di cambiare lavoro, che lavare e pulire barche, quella sì, era la sua autentica vocazione, in mare, almeno, l’acqua non le sarebbe mancata mai.
L’uomo non se lo sogna neppure che, quantunque non abbia ancora cominciato a reclutare l’equipaggio, ha già dietro di sè che lo segue la futura incaricata di lavaggi e pulizie varie, proprio come del resto anche il destino suole comportarsi, è già dietro di noi, ha già allungato la mano per toccarci la spalla, e noi siamo ancora lì a mormorare, E’ finita, non c’è niente da vedere, è tutto uguale.
Cammina cammina l’uomo giunse al porto…

si recò al molo, domandò del capitano, e mentre aspettava che arrivasse cercò di indovinare, quale poteva essere tra le tante imbarcazioni che c’erano, quella che sarebbe stata la sua, grande si sapeva già che non lo era, il biglietto da visita del re era chiarissimo su questo punto, di conseguenza si potevano escludere i piroscafi, le navi da carico e quelle da guerra, nè d’altro canto poteva essere tanto piccola da non resistere alle forze del vento e alle inclemenze del mare, anche su questo punto il re era stato categorico,

Che navighi bene e sia sicura,
erano state queste le sue parole formali, escludendo così implicitamente le lance, le feluche e le scialuppe, che, pur essendo buoni natanti, e anche sicuri, a seconda della condizione di ciascuno, non erano nate per solcare gli oceani, che è dove si trovano le isole sconosciute,
Un po’ discosta, celandosi dietro certi bidoni, la donna delle pulizie passò in rassegna con gli occhi le imbarcazioni attraccate,
Per i miei gusti, quella, pensò, ma la sua opinione non contava, e non era neppure stata ancora assunta, ma prima sentiamo che cosa dirà il capitano del porto.
Il capitano arrivò, lesse il biglietto, squadrò l’uomo da capo a piedi, e gli rivolse la domanda che il re aveva dimenticato di fare, Sapete navigare,avete la patente nautica, al che l’uomo rispose, Imparerò in mare.
Il capitano disse, Non ve lo consiglio perchè io,che pure sono capitano, non mi avventurerei con  una barca qualsiasi, Allora datemene una con cui possa farlo, no, non una di quelle, datemi piuttosto una barca che io rispetti e che possa rispettare me, Questo è parlare da marinaio, ma voi non siete un marinaio, Se parlo come un marinaio, allora è come se lo fossi.
Il capitano rilesse il biglietto del re, poi domandò,
Potete dirmi il motivo per cui volete la barca,
Per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta,
Isole sconosciute non c’è ne sono più,
E’ la stessa cosa che mi ha detto il re,
Quel che sa di isole l’ha imparato da  me,
E’ strano che voi, uomo di mare, mi diciate questo, che isole sconosciute non c’è ne sono più, e che io, uomo di terra, non ignori che tutte le isole, anche quelle conosciute, sono sconosciute finchè non vi si sbarca,
Ma voi, se ho ben capito, andate alla ricerca di una dove non sia mai sbarcato nessuno,
Lo saprò quando ci arriverò,
Se ci arriverete,
Si, a volte si naufraga strada facendo, ma,se mi dovesse capitare, dovreste scrivere negli annali del porto qual’è stato il punto in cui sono arrivato,
Volete dire che, quanto ad arrivare, si arriva sempre,
Non sareste chi siete se già non lo sapeste.
Il capitano del porto disse,
Vi darò l’imbarcazione che fa per voi,
Qual’è,
E’ una barca con una lunga esperienza, ancora del tempo in cui tutti andavano alla ricerca di isole sconosciute,
Qual è,

Quella….

Appena la donna delle pulizie capì dove il capitano indicava,uscì correndo da dietro i bidoni e urlò,

E’la mia barca, è la mia barca;
bisogna perdonarle l’insolita rivendicazione di proprietà,a tutti i titoli abusiva,semplicemente la barca era quella che le era piaciuta.
Sembra una caravella,disse l’uomo,
Più o meno, ne convenne il capitano, un tempo era una caravella, poi ha subito modifiche ed adattamenti che l’hanno un pò alterata,
Ma sempre una caravella è.
Sì,nell’insieme ha conservato il suo vecchio aspetto.
E ha alberi e vele,
Quando si va a cercare isole sconosciute è la più affidabile.
La donna delle pulizie non riuscì a trattenersi,
Per me,non voglio altro,
Chi siete,domandò l’uomo,
Non vi ricordate di me,
Assolutamente no,
Sono la donna delle pulizie,
Quali pulizie,
Quelle del palazzo del re,
Quella che apriva la porta delle petizioni, Non c’è n’erano altre,
E perchè non siete al palazzo del re a pulire e aprire la porte,
Perchè le porte che desideravo veramente sono già state aperte e perchè da oggi in poi pulirò solo barche,
Allora siete decisa a venire con me a cercare l’isola sconosciuta,
Sono andata via dal palazzo uscendo per la porta delle decisioni,
Stando così le cose, salita sulla caravella, vedete un pò com’è, dopo così tanto tempo avrà bisogno di una bella lavata, e fate attenzione ai gabbiani, che non c’è da fidarsi,
Non volete venire con me a vedere dall’interno la vostra barca,
Avete detto che era vostra,
Scusate,è stato solo perchè mi piaceva,
Piacere è il miglior modo di possedere,possedere deve essere il peggior modo di piacere.
Il capitano del porto interruppe la conversazione,
Devo consegnare le chiavi al padrone della barca, all’umo o all’altro, decidetevi, per me fa lo stesso,
Le barche hanno la chiave, domandò l’uomo,
Per entrare no, ma dentro ci sono i depositi e le stive, e la scrivania del comandante con il diario di bordo,
Si occuperà lei di tutto, io vado a reclutare l’equipaggio, disse l’uomo, e si allontanò.
La donna delle pulizie andò nell’ufficio del capitano a ritirare le chiavi, poi salì sulla barca, a quel punto due cose le furono di aiuto, lo spazzolone del palazzo e l’avvertimento contro i gabbiani, non aveva ancora finito di attraversare la passerella che collegava la murata al molo che già le maledette bestie le si precipitarono addosso stridendo, furiose, con il becco spalancato, quasi volessero divorarla, non sapevano con chi avessero a che fare. La donna delle pulizie posò il secchio, s’infilò le chiavi in petto, puntò bene i piedi sulla passerella e, facendo vorticare la scopa come fosse uno spadone di tempi remoti, sbaragliò lo stormo assassino. Ma solo quando salì sulla barca comprese l’ira dei gabbiani, c’erano nidi dappertutto, molti abbandonati, altri ancora con le uova, e qualcuno con dei piccoli dal becco spalancato, in attesa di cibo; ebbene sì, ma è meglio se vi trasferite, una barca che va in cerca dell’isola sconosciuta non può avere questo aspetto, sembra quasi un pollaio,disse.
Buttò al mare i nidi vuoti, quanto agli altri li lasciò stare, poi vedremo. Dopo si rimboccò le maniche e si mise a lavare il ponte.
Terminato quel duro compito, andò ad aprire la stiva delle vele e procedette a un esame minuzioso dello stato delle cuciture, dopo tanto tempo senza andare per mare e senza sopportare le salutari tensioni del vento. Le vele sono i muscoli delle barche, basta vedere come si gonfiano quando si sforzano, ma, e ai muscoli succede proprio questo, se non si tengono in allenamento con regolarità,cedono,si rammolliscono, perdono tono,
E le cuciture sono come il tono delle vele, pensò la donna delle pulizie, contente di imparare tanto in fretta l’arte della marineria.Trovò alcuni orli sfilacciati, ma si limitò a prenderne nota,visto che per questo lavoro non potevano servire l’ago e il filo con cui un tempo rammendava le calze dei paggi,cioè ancora ieri. Quanto alle altre stive vide subito che erano vuote.  Che quella polvere da sparo fosse sguarnita, salvo qualche residuo di polvere nera nel fondo, che sulle prime le parve piuttosto cacchetta di topo, non le importò nulla, in effetti non è scritto da nessuna parte, per lo meno fin dove riesce ad arrivare la sapienza di una donna delle pulizie, che andare in cerca di un’isola sconosciuta debba essere per forza un’impresa di guerra. Però l’ha infastidita e molto, l’assoluta mancanza di munizioni per bocca nell’apposita stiva, non tanto per lei, più che abituata al pessimo vitto del palazzo, ma per l’uomo a cui hanno dato questa barca.

Fra poco tramonterà il sole…….e mi comparirà davanti protestando che ha fame, è quanto dicono tutti gli uomini appena entrano in casa, come se fossero solo loro ad avere uno stomaco e a soffrire per il bisogno di riempirlo…

E se poi si porta appresso i marinai per l’equipaggio, che sono dei veri lupi quanto a mangiare, allora non so davvero come ce la caveremo, disse la donna delle pulizie.
Non valeva la pena preoccuparsi tanto.
Il sole era appena scomparso nell’oceano, quando dall’altra parte del molo, comparve l’uomo che ora aveva una barca.
Teneva un fagotto in mano, ma camminava da solo e a capo chino.
La donna delle pulizie andò ad aspettarlo sul pontile, e prima che potesse aprire bocca per informarsi su come era andato il resto della giornata, lui disse,
State tranquilla, ho da mangiare per tutti e due,
E i marinai, domando lei.
Mi hanno detto che di isole sconosciute non c’è ne sono più, e che, anche se ci fossero, non hanno nessuna intenzione di lasciare la tranquillità  delle loro case e la bella vita delle navi da crociera per imbarcarsi in avventure oceaniche, alla ricerca dell’impossibile, come se fossimo ancora al tempo del mare tenebroso,
E voi, che cosa avete risposto,
Che il mare è sempre tenebroso,
E non gli avete parlato dell’isola sconosciuta,
Come avrei potuto parlare di un’isola sconosciuta,se non l conosco,
Ma siete sicuro che esiste,
tanto quanto è tenebroso il mare,
In questo momento, visto da qui,con quell’acqua del colore della giada e il cielo tutto infuocato,di tenebroso non ci trovo nulla,
E’ una vostra illusione, anche le isole sembra che fluttuino sopra le acque,ma non è vero,
Che pensate di fare senza equipaggio,
Ancora non lo so,
Potremmo restare a vivere qui, io mi offrirei di lavare le barche che entrano nel bacino, e voi,
E io
Avete di sicuro un mestiere, una professione, un’attività, come si dice adesso,
C’è l’ho, ce l’avevo, ce l’avrò se sarà necessario, ma voglio trovare l’isola sconosciuta, voglio sapere chi sono quando ci sarò,
Non lo sapete,
Se non esci da te stesso, non puoi sapere chi sei,
Il filosofo del re, quando non aveva niente da fare, veniva a sedersi accanto a me, mi guardava rammendare le calze dei paggi,e a volte,si metteva a ragionare,diceva che ogni uomo è un’isola,ma io, siccome la cosa non mi riguardava visto che sono una donna, non gli davo importanza,voi che ne pensate,
Che bisogna allontanarsi dall’isola per vedere l’isola, e che non ci vediamo se non ci allontaniamo da noi stessi,
Se non ci allontaniamo da noi stessi, intendete dire,
Non è la medesima cosa.
L’incendio del cielo si andava smorzando, l’acqua all’improvviso s’imporporò, adesso neanche la donna delle pulizie avrebbe dubitato che il mare fosse davvero tenebroso, per lo meno a certe ore,
Disse l’uomo, Lasciamo le filosofie al filosofo del re, che lo pagano per questo, adesso andiamo a mangiare, ma la donna non era d’accordo,
Per prima cosa, dovete conoscere la vostra barca, la conoscete solo da fuori,
Che cosa avete trovato,
Ci sono alcuni orli delle vele che hanno bisogno di un rinforzo,
Siete scesa nella stiva, avete trovato l’acqua,
Sul fondo se ne vede un pò, intorno alla zavorra, ma pare che sia normale, fa bene alla barca.
Come sapete queste cose,
Così,
Così come,
Come voi, quando avete detto al capitano del porto che avreste imparato a navigare in mare.
Ancora non siamo in mare,
Però siamo già in acqua,
Ho sempre avuto l’idea che navigando ci siano soltanto due veri maestri, uno è il mare, e l’altro e la barca,
E il cielo,state dimenticando il cielo,
Si, chiaro, i venti
Le nuvole,
Il cielo,
Si, il cielo.
in meno di un quarto d’ora aveva concluso il giro dell’imbarcazione, una caravella infatti, anche se modificata, non concede grandi passeggiate.
E’ bella, disse l’uomo, ma se non riuscirò a trovare abbastanza marinai per manovrarla, dovrò andare a dire al re che non la voglio più,
Vi perdete d’animo alla prima contrarietà,
La prima contrarietà è stata aspettare il re per tre giorni, e non ho desistito,
Se non troverete marinai che vogliano venire, ci arrangeremo noi due,
Siete matta, due persone da sole non sarebbero in grado di governare una barca come questa, io dovrei stare sempre al timone, e voi, non vale neanche la pena parlarne, sarebbe una follia,
Poi vedremo, ma adesso andiamo a mangiare.
Salirono sul castello di poppa, mentre l’uomo protestava ancora contro quella che aveva definito una follia, poi la donna delle pulizie aprì il fagotto che lui aveva portato, un pane, un pezzo di formaggio duro, di capra, olive, una bottiglia di vino.

La luna era già mezzo palmo sopra il mare, le ombre del pennone e dell’albero maestro gli si proiettarono ai piedi….E’veramente bella la nostra caravella, disse la donna, e subito si corresse, La vostra, la vostra caravella,

Ho il sospetto che non lo sarà per molto tempo,
Che voi ci navighiate o no, è vostra, ve l’ha data il re,
Gliel’ho chiesta per andare a cercare un’isola sconosciuta,
Ma queste cose non si fanno da un giorno all’altro, richiedono tempo, già mio nonno diceva che chi va per mare se la sbriga a terra, e per giunta non era marinaio,
Senza equipaggio non potremo prendere il mare,
L’avevo già detto,
E c’è da rifornire la barca per tutto il necessario per un viaggio come questo, che non si sa dove ci condurrà, ovviamente, e poi dovremo aspettare che arrivi la bella stagione, e uscire con la marea buona, e che qualcuno venga al molo ad augurarci buon viaggio,
Mi state prendendo in giro,
Non prenderei mai in giro chi mi ha fatta uscire dalla porta delle decisioni,
Scusatemi, E non la varcherò di nuovo, succeda quel che succeda.

Il chiaro di luna illuminava in pieno il viso della donna delle pulizie,

E’ bella, è veramente bella, pensò l’uomo e questa volta non si stava riferendo alla caravella. La donna, invece, non pensò niente, doveva aver pensato tutto durante quei tre giorni, quando di tanto in tanto socchiudeva la porta per vedere se lui era ancora là fuori, in attesa. Non è avanzata nemmeno una briciola di pane o di formaggio, nè una goccia di vino, i noccioli delle olive li hanno lanciati in acqua, il pavimento è pulito come lo era quando la donna delle pulizie l’ha ripassato con l’ultima strofinata. La sirena di un piroscafo che prendeva il largo lanciò un lamento potente, come dovevano essere quelli del leviatano, e la donna disse,
Quando toccherà a noi, faremo meno rumore.
Nonostante si trovassero nell’interno del bacino, l’acqua si increspò al passaggio del piroscafo,e l’uomo disse,
Ma beccheggeremo molto di più.
Risero tutti e due,poi tacquero, dopo un pò di tempo uno di loro suggerì che sarebbe stato meglio andare a dormire,
Non che abbia molto sonno,
e, l’altro aggiunse,
Neanch’io, poi tacquero di nuovo, mentre la luna continuava a salire e a un certo punto la donna disse,
Ci sono delle cabine giù di sotto,
l’uomo disse,
Si
e, solo allora si alzarono e scesero sottocoperta, dove la donna disse,
A domani, io vado da questa parte,
e, l’uomo rispose,
E io da quest’altra, a domani,
non dissero a babordo o a tribordo, certamente perchè erano ancora alle prime armi.
La donna tornò indietro,
Me n’ero dimenticata, trasse dalla tasca del grembiule due moccoli di candela,
Li ho trovati mentre stavo pulendo,ma non ho fiammiferi,
Celi ho io, disse l’uomo.
Lei tenne le candele, una per mano, lui accese un fiammifero e poi, riparando la fiamma sotto la cupola delle dita incurvate, l’avvicinò con la massima cautela alle vecchie candele, la luce si accese aumentò lentamente come fa il chiaro di luna, inondò il viso della donna delle pulizie, e non ci sarebbe neppure bisogno di dire ciò che lui pensò,
E’ bella, mentre quello che pensò lei,sì, Si vede benissimo che ha occhi soltanto per l’isola sconosciuta, ecco come le persone s’ingannano sul significato di uno sguardo, soprattutto all’inizio.
Lei gli porse una candela, disse,
A domani,buon riposo,
Lui volle dirle la stessa cosa in maniera diversa,
Sogni felici,
furono le parole che gli uscirono, e fra poco, quando sarà sottocoperta, sdraiato nella sua cabina, gli verranno altre frasi, più spiritose, e soprattutto più insignificanti, come ci si aspetta che siano quelle di un uomo quando si trova da solo con una donna.
Si domandava se fosse già addormentata, o se avesse tentato di abbandonarsi al sonno, e poi immaginò che andava a cercarla e non la trovava in nessun posto, che si erano smarriti tutti e due su un’imbarcazione enorme, il sonno è un abile prestigiatore, modifica le proporzioni delle cose e le loro distanze, separa le persone, ma loro sono insieme, o le riunisce, e quasi non si vedono, la donna dorme a pochi metri e lui non saprebbe come raggiungerla, mentre sarebbe tanto facile andare da babordo a tribordo.
Le aveva augurato sogni felici, ma fu lui che passò tutta la notte a sognare.
Sognò che la sua caravella procedeva in alto mare, con le tre vele triangolari gloriosamente spiegate, facendosi strada sulle onde, mentre lui manovrava la ruota del timone e l’equipaggio riposava all’ombra. Non capiva come potevano trovarsi lì quei marinai che nel porto e in città si erano rifiutati di imbarcarsi con lui per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta, probabilmente si erano pentiti della volgare ironia con cui l’avevano trattato.
Vedeva bestiole qua e là in coperta, anatre, conigli, galline, i soliti animali domestici, che becchettavano il granturco o masticavano le foglie di cavolo che un marinaio lanciava loro,non ricordava quando li aveva portati sulla barca, comunque era naturale che si trovassero lì, immaginiamo che l’isola sconosciuta sia, come lo è stata tante volte nel passato, un’isola deserta, è sempre meglio andare  sul sicuro, sappiamo tutti che aprire uno sportello della conigliera e afferrare un coniglio per le orecchie è stato sempre più facile che inseguirlo per monti e per valli.
Dal fondo della stiva arriva adesso un coro di nitriti di cavalli, di muggiti di buoi, di ragli d’asino, le voci dei nobili animali necessari al lavoro pesante, ma come ci sono arrivati, come possono trovarsi su una caravella dove a stento può starci l’equipaggio umano, e all’improvviso il vento girò, la vela principale sbattè ed ondeggiò, e dietro c’era quello che prima non si vedeva, un gruppo di donne che, pur senza contarle, s’indovinavano fossero tante quanti erano i marinai, tutte intente alle loro faccende di donne, non è ancora il momento che si occupino d’altro, è chiaro che può essere soltanto un sogno, nella vita reale non s’è mai visto un viaggio così.
L’uomo al timone ha cercato con gli occhi la donna delle pulizie e non l’ha vista.
Forse è nella cabina di prua, a riposarsi dopo aver lavato il ponte, ha pensato, ma è stato un pensiero finto, perchè lo sa bene lui, quantunque non sappia come fa a saperlo, che all’ultimo momento non è voluta venire, è balzata sul molo dicendo,
Addio, addio, giacchè non avete occhi per l’isola sconosciuta, io me ne vado , e non era vero, ancora adesso i suoi la stanno cercando e non la trovano.
In quel momento il cielo si rannuvolò e cominciò a piovere, e, dopo la pioggia, iniziarono a germogliare la piante degli innumerevoli sacchi di terra allineati lungo la murata, sono li non perchè si sospetti che non vi sia terra abbastanza nell’isola sconosciuta, ma perchè così si guadagna tempo, il giorno in cui ci arriveremo dovremo soltanto trapiantare gli alberi da frutto, seminare i chicchi delle piccole messi che poi matureranno, abbellire le aiuole con i fiori che sbocceranno da queste gemme

L’uomo al timone domanda ai marinai che riposano in coperta se per caso hanno avvistato qualche isola disabitata, e loro rispondono che non hanno visto un bel niente, ma che hanno pensato di sbarcare sulla prima terra popolata che compaia loro davanti, purchè sia un porto dove attraccare, un’osteria dove bere e un letto dove riposare, perchè qui non si può con tutta questa gente ammucchiata,

E’ l’isola sconosciuta, domandò l’uomo al timone
L’isola sconosciuta è qualcosa che non esiste, non è che un’idea della vostra mente, i geografi del re sono andati a controllare sulle carte geografiche e hanno dichiarato che isole da conoscere non c’è ne sono più da un sacco di tempo.
Dovevate restare in città, invece di venire ad ostacolarmi la navigazione,
Eravamo in cerca di un posto migliore dove vivere e abbiamo deciso di approfittare del vostro viaggio.
Non siete dei marinai,
Non lo siamo mai stati,
Da solo,non sarò in grado di governare la barca,
Avreste dovuto pensarci prima di chiederla al re, il mare non insegna a navigare.
Allora l’uomo al timone vide una terra in lontananza e volle passarci davanti, fare finta che fosse il miraggio di un’altra terra, un’immagine giunta dall’altro capo del mondo attraverso lo spazio, ma gli uomini che non erano mai stati dei marinai protestarono, dissero che volevano sbarcare proprio lì.
Questa è un’isola della carta, urlarono, vi ammazzeremo se non ci porterete fin là. Allora, da sola, la caravella volse la prua in direzione della terra, entrò nel porto ed andò ad accostare al molo.
Potete andarvene, disse l’uomo al timone, e subito sbarcarono, prima le donne, poi gli uomini, ma non da soli, si portarono via le anatre, i conigli e la galline, si portarono via i buoi, gli asini e i cavalli, e perfino i gabbiani, uno dopo l’altro, spiccarono il volo e se ne andarono via trasportando nel becco i loro piccoli, un’impresa che non era mai stata compiuta, ma c’è pur sempre una prima volta.
L’uomo al timone assistette alla grande fuga in silenzio, non fece niente per trattenere coloro che lo abbandonavano, almeno, almeno gli avevano lasciato le piante, il grano e i fiori, con i rampicanti che si avviticchiavano all’albero maestro e pendevano dalla murata come festoni.
Nella confusione della partenza si  erano rotti e rovesciati i sacchi di terra, sicchè la coperta era diventata una specie di campo arato, ci vorrebbe soltanto un altro pò di pioggia perchè sia una buona annata agricola.
Da quando il viaggio verso l’isola sconosciuta è cominciato non si è ancora visto l’uomo al timone mangiare, dev’essere perchè sta sognando, sta solo sognando, e se nel sogno gli venisse voglia di un pezzo di pane o di una mela, sarebbe pura invenzione, niente di più.
Le radici degli alberi stanno già penetrando nell’ossatura dell’imbarcazione, fra poco non serviranno più queste vele issate, basterà che il vento soffi tra le cime degli alberi e porti la caravella verso la meta.
E’ una foresta che naviga e si mantiene in equilibrio sopra le onde, una foresta dove, senza sapere come, hanno cominciato a cantare gli uccelli, dovevano essere lì nascosti e all’improvviso hanno deciso di uscire allo scoperto, forse perchè le messi sono ormai mature e bisogna mieterle.
L’uomo, allora, bloccò la ruota del timone e scese nel campo con la falce in mano, e fu solo dopo aver tagliato le prime spighe che vide un’ombra accanto alla propria ombra…………
…..Si svegliò abbracciato alla donna delle pulizie, mentre lei lo abbracciava,confusi i corpi, confuse le cabine non si sa se a babordo o a tribordo…
Poi,dopo il sorgere del sole, l’uomo e la donna andarono a dipingere sulla prua dell’imbarcazione, da un lato e dall’altro, a lettere bianche, il nome che ancora bisognava dare alla caravella…
….Verso mezzogiorno, con la marea, L’ISOLA SCONOSCIUTA prese infine il mare, alla ricerca di se stessa.    
         

JOSE’ SARAMAGO

                                da “Il racconto dell’isola sconosciuta” di J.Saramgo1997,edit.Einaudi,

Vita e tempeste

Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.

Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia

Francamente questa frase mi è sempre piaciuta molto.  L’inizio è molto coinvolgente, ci sentiamo pienamente compresi, dato che le tempeste sappiamo cosa sono, e siamo perennemente in tempesta. Quando la vita scorre serenamente è per riprendere fiato… diciamola tutta.

Ma quel  tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato, è carico di significati e predispone alla riflessione. No, non siamo gli stessi .. la tempesta ci cambia , ci spoglia di tutte quelle sovrastrutture che ci siamo costruiti, di quelle difese che abbiamo eretto per piacere a noi stessi e agli altri. La tempesta ci mette nudi e crudi di fronte alla tortura. Ne usciamo puri, consapevoli che dobbiamo ricominciare. La diversità consiste nell’essere ancora più se stessi… però quanti hanno il coraggio di restare nudi? chi ha il coraggio di offrire di nuovo il fianco? Chi è pronto ad una nuova sfida?

Pr quanto mi riguarda non giurerei su di me. Però so quel che voglio. E non è poco. Quanto meno voglio un po’ di pace.

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