“Sapessi quanto poco so delle cose importanti…”

…Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, così tanto che a 30 anni siamo già prosciugati e ogni volta che ricominciamo una nuova storia con qualcuno diamo sempre di meno…

Chiamami col tuo nome

Call me by your name, un film di Luca Guadagnino.

 

Visto oggi pomeriggio al cinema Odeon insieme ad Elena, in lingua originale, anzi nelle lingue originali: francese, inglese e italiano. 4 Oscar nomination

Un film d’amore, di genitori, di ragazzi che crescono, di musica e di poesia… bellissimo.

Cinema! Cinema!

Mildred, manifesti, Ebbing, Missouri, polizia inetta più o meno, maschi e femmine, alcune donne, pochi uomini o forse nessuno, almeno uno ma è malato e muore.

Un filmone ruvido che fa da canovaccio ad una trama psicologica, oppure se vogliamo dire tutto al dramma psicologico di una donna. Una donna distrutta come femmina e come madre, ma ancora forte nella volontà e nel coraggio. Il marito violento che la tradisce e la lascia per una ragazzina diciannovenne: poteva essere una figlia, ed è soltanto la giovinezza sfumata e sciupata dal tempo. La figlia stuprata mentre moriva è il dramma e rappresenta ciò che è avvenuto alla femminilità della protagonista. Il figlio resta con al madre, è un ragazzo incolore e indefinito che si sveglia solo per difendere la madre dall’ennesima violenza del padre. Questo figlio fragile è la sfiducia che Mildred ha verso i maschi. La polizia che dovrebbe rappresentare la sicurezza, è rappresentata da incapaci arroganti. L’unico maschio poliziotto, che potrebbe essere un ‘uomo’ oltre che maschio, è malato di cancro e muore. Il film ‘gira’ nella frase ” la violenza genera violenza”.  Da questa frase in poi si rinuncia alla vendetta e si scopre una certa forma di perdono purché vi sia giustizia. Perchè alla giustizia non si rinuncia MAI.images