Paolo, un nome breve. Scelto per cultura? Per fede? Oppure semplicemente scelto perché suonava bene con il cognome: Livi. PaoloLivi, scivola lievemente come una dolce melodia.
Non lo sapremo mai.
Ottanta anni fa Paolo era un bambino cresciuto a balia nelle valli pistoiesi, per motivi di salute prima e di sicurezza poi. La sua mamma era maestra, suo padre era telegrafista, entrambi statali e quindi strettamente soggetti al regime fascista. Li incontrava in estate sempre in montagna e dalle rare fotografie si vede un bambino con un i capelli corti neri spettinati, due guancette cicciottelle che si gonfiano al sorriso, sorriso dolce e aperto, sorriso che lo caratterizzerà tutta la vita.
Lo ritroviamo giovanotto, alto, magro e dinoccolato, con il suo sorrisone e le sue mani lunghe e affusolate da pianista. Paolo aveva ereditato l’orecchio assoluto dal nonno materno e l’arte in cui eccelleva e si appassionava era la musica e lo studio del pianoforte. Il conservatorio di Firenze era la sua quotidianità e la sua nicchia di relazioni, lì conobbe l’amore per Bianca, anche lei pianista. C’è una foto che lo ritrae accanto ad un pianoforte a coda, sorridente, in abito nero che si inchina lievemente, sorridendo: conseguimento del diploma?
Nei miei ricordi c’è la sua stanza e lui che suona al pianoforte i notturni di Chopin, li suona e poi ancora e ancora… intanto io bambina mi diverto a volteggiare per la casa immaginando il mio tutù bianco e le scarpette per stare sulle punte e faccio giravolte e saltelli su una gamba e poi l’altra. Lui è assorto, non mi vede e non mi sente: c’è solo lui e la sua musica al pianoforte.
Si sa che la vita è avara di soddisfazioni e generosa in difficoltà per gli artisti. Paolo sceglie una strada diversa dall’arte e lo ritroviamo nel 1960 a Cremona in camice bianco nel suo negozio di ottica, con un gran sorriso mentre accoglie le persone.
“Vurria un par d’occiai per legge e lavurà..” Molti anziani si presentavano con questa richiesta. Paolo aveva scoperto che alcuni anziani nel 1960 non sapevano leggere, erano contadini, grandi lavoratori, ma a malapena facevano la firma. Si aspettavano il miracolo dagli occhiali.
Paolo sorrideva e i suoi occhi brillavano. Li faceva accomodare al tabellone dei bambini con le E a forchetta, e parlava del tempo, del raccolto dell’orto, dell’ultimo pranzo preparato, dei nipoti e della nebbia… li metteva a loro agio creando un clima di cordialità e li convinceva ad andare dall’oculista che non solo avrebbe misurato la vista, ma avrebbe valutato lo stato della cateratta e la salute dei loro occhi.
Quando in seguito tornavano trionfanti con le indicazioni del medico, al commesso di turno che si apprestava a servirli, dicevano: ”No, aspetto il sior Livi, ci conosce, è tanto carino sa…” E Paolo sorrideva a 32 denti e si rivolgeva a loro accontentandoli, anche nel prezzo.
Paolo non è diventato ricco, ma molto amato, ha avuto tanti affezionati clienti, tanti colleghi lo hanno apprezzato e cercato. È diventato benestante, ha finito di pagare il negozio e ha aperto altri punti vendita. Gli anni in cui era rappresentante, girava l’Italia e dormiva in auto erano passati, ma non dimenticati. Tanti anni di lavoro, dedizione e successi!
È sera, si chiude il negozio e si va a casa! Anche la casa è stata una conquista, un impegno e un debito. A casa. A casa c‘è Bianca, l’amore della sua vita, il suo motore. Un amore grande e profondo che ha superato bonaccia, tempeste e naufragi restando a galla sia nel mare in tempesta che nel mare tranquillo, un amore ancorato nel porto sicuro della loro unione.
A casa, dove nel salone c’è il pianoforte a coda nero e lucente, perché se si vuole arrivare alla meta non dobbiamo mai dimenticare da dove veniamo e chi siamo, e PaoloLivi è musica in concerto.
Paolo è a casa a Cremona, circondato dall’affetto della moglie e dei figli. Delle tre nipoti una è musicista di oboe.
Paolo è fratello di mia madre.