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Edouard Manet. Interno ad Arcachon, 1871, olio su tela.

Etienne posò il libro sulle ginocchia ed accese una sigaretta. Guardava le dolcemente la cara Adèle tra il fumo grigiognolo, lei aveva lo sguardo sognante. Era una splendida giornata settembrina, il suono del lieve sciabordio delle onde arrivava fino a loro, la luce entrava nella stanza insieme alla brezza profumata di salmastro e di pino.

Adèle aveva lo sguardo perso nell’azzurro del mare e aspettava il suo gabbiano. Quel gabbiano che per lei significava il ritorno del suo grande amore, quel figlio tanto atteso per molti anni. La caviglia slogata durante la passeggiata sulla spiaggia non le faceva male, il piede era appoggiato sullo sgabello, le mani ancora afferravano le spolette del tombolo che fino a poco prima erano andate su e giù, avanti e indietro intrecciando i fili, secondo le regole di una danza antica, tramandata da madre in figlia, producendo un intreccio di figure alate e fantastiche. Ora quelle mani erano abbandonate in grembo, inerti.

Adele volge lo sguardo e lo vede.

Oh che fa questo bel giovanotto?

Buonasera signora, gradisce un po’ di compagnia?

Eh non si preoccupi di far compagnia a me! Vada, vada dalla sua bella … tra poco arriva mio marito…

Ho tutto il tempo per stare qui con lei, se gradisce la mia compagnia finché lo desidera, per me sarebbe un piacere !

Così Etienne ogni giorno stava insieme all’anziana madre che aspettava quel figlio tanto amato, che mai prima le era stato vicino come adesso.

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