Tag

,

Ventuno, zerouno, ventidue. Bellina questa data, 21+01= 22. La data di oggi. Oggi che si riprende il corso di scrittura.

Giovanna ci accoglie pimpante e segretamente stanca dopo le due ore con il corso precedente. Stanca: sì, io lo so cosa vuol dire fare due ore a seguito di due precedenti. Ma tant’è, è così, lei ci sa fare e noi ci si illude come la prima volta e ci piace così. A lei pureeee!!!

NOI che entriamo festanti e un po’ trafelati abbiam timore del ritardo del pass della mascherina dell’ambiente chiuso/ aperto… farà caldo o freddo si apre si chiude chi contatto chi quarantenato chi sano…questioni del periodo, ma ! Noi torniamo. Convinti. A farci spremere o a farci creare e ricreare, non lo sappiamo. TORNIAMO ci siamo. Ci accomodiamo. Teniamo la mascherina a posto sul naso.

Lei, Giovanna, idem.

Lei, Giovanna lancia la sfida: Lasciatevi trasportare dalla penna… andate dove vi porta…fate una narrazione spontanea, argomentate… tipo…Paolini!

Impossibile. Questo il mio flash razionale.

Soffoco il retropensiero profondo: non ci vengo più. Non mi freghi più. Non voglio!

Impossibile: perché la scrittura è roba mediata dal linguaggio, dalla sintassi. È pensiero tradotto in parole. Fosse pittura, qualcosa di astratto potrei produrre spontaneamente. Astratto, perché poi sono gli altri a darci significato e significante robe intellettuali, magari mi sentirei anche brava.

Ma scrivere…argomentare…ahahhahahah

Mi viene in mente quella mia conoscente che sa narrare, e di ogni banale evento sa fare scena, e recita l’argomento come attrice consumata e lo rende interessante. Vende ogni sciocchezzuola come oro zecchino, onestamente? Insopportabile. Sono una pessimista incallita e fiera.  Lei è felice nel suo mondo narrato a lustrini. Non è il mio mondo.

E questa Giovanna ora viene e a sorpresa mi chiede di narrare, argomentare, lasciare andare la penna… a me! Che stasera volevo lasciar perdere il periodo peso che mi porto dentro, volevo volare, vagare impegnarmi con decisione verso altro.

NO, mi tocca vuotare il sacco! perché son così. Senza autocontrollo, ho un peso e lo esprimerò.

Le notizie della pandemia mi hanno stufato.

Il rischio Berlusca al Quirinale è un fantasma in casa.

Il freddo mi ha stancato, voglio la primavera e le giornate di sole e più lunghe.

Ma quel che mi lacera è la nipotissima che ha un difetto di vista importante. Stamattina alla seconda visita oculistica ha dato il peggio di sé e condotto per la sua strada impervia sia l’oculista che si è arrabbiata,  la madre che è stata asfaltata e che ora balbetta come non l’avevo mai sentita. E me che ho sbagliato strada mentre guidavo per tornare a casa.

Lei voleva andare al parco. Si è addormentata. Esausta, stanca di averci trascinate di peso nel suo rifiuto.

L’invito di Giovanna è troppo impegnativo per me. Stasera.

Domani è un altro giorno.