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RACCONTO A 4  MANI: ESERCITAZIONE CREATIVA.

Incipit a caso. Iniziamo  un racconto abbozzato. Si passa ad un collega a caso che prosegue senza curarsi dell’incipit consegnato.

“In pochi secondi rividero loro stesse mentre giocavano con gli altri bambini, specialmente con i maschietti che puntualmente le mandavano via. Ricordarono le confidenze gelose sui rapporti con le loro mamme, sui loro sogni, sui loro desideri speciali: su quello che avrebbero fatto da grandi. Le due donne pensando a questi ricordi si commossero, si guardarono in viso e infine si abbracciarono.

Quanto tempo era passato da quei giorni! Poi si erano allontanate, avevano vissuto esperienze personali diverse, avevano avuto mariti e compagni poi lasciati o dai quali erano state abbandonate. Ora che si erano ritrovate pensarono che non era il caso di litigare per quel fatto accaduto tanto tempo fa per quello stronzo di uomo che le aveva fatte soffrire entrambe.

Ora potevano recuperare il loro rapporto, perciò decisero di tornare insieme alla gelateria Giorgio come ai vecchi tempi, Giorgio aveva cambiato gestione, ma c’era ancora, per prendere un bel gelato al pistacchio.”

Sedute comodamente il dolce del gelato le aiutava a calmarsi, a far trascorrere le ore e a colmare i silenzi. Guardavano il passeggio dei turisti e intanto si osservavano sottecchi e ritrovavano i tratti delle bambine spensierate e curiose che erano state.

Certo il tempo era trascorso e tanto! I segni sul viso e soprattutto sulle mani non perdonano e non ingannano: c’erano i segni del silenzio e della negazione. Antonia e Agostina si erano tanto amate. Totalmente. E non dovevano e non potevano. Per convenzione avevano concesso i loro corpi e le loro menti a matrimoni di convenienza. Avevano taciuto il loro segreto amore. Un segreto tremendo per gli anni passati. Ora finalmente se avessero voluto, avrebbero potuto dichiararsi e liberamente amarsi.

Antonia aveva gli occhi lucidi e un groppo in gola. Allungò una mano sfiorando le dita di Agostina. Lei scattò e le afferrò la mano e subito dopo si ritrasse allontanandosi. Un NO soffocato e gutturale le uscì dalla bocca. “NO, ora ci sono i figli…”

Antonia spalancò gli occhi e le lacrime iniziarono a scendere, lacrime doppie che scorrevano sul viso arrossato… e la voce le uscì gutturale e urlante. “NO? Nooo  no?! Non ci sono i figli… ci sei TU.  Tu con il tuo perbenismo, il tuo attaccamento al ‘casato’ fatto di parenti ipocriti e struscianti, perbenisti come te. I tuoi figli sono grandi, adulti indipendenti e consapevoli. Tu sei una vigliacca. Vigliacca e perbenista, geneticamente ipocrita! “

Le persone intorno avevano sentito tutto. Stavano in silenzio con il bicchiere a metà, la pastarella mezza masticata in bocca, sbigottiti. Giorgio era  una pasticceria schik del  quartiere. Agostina era annichilita, gli occhi sbarrati, la bocca semiaperta. Non riusciva a parlare e nemmeno a muoversi, sentiva la testa girare, le orecchie fischiare e le gambe pietrificate. La gola bruciava… Antonia se ne era andata rovesciando la sedia.

Il cameriere si avvicina ad Agostina le mette una mano sulla spalla “Signora?..”

“ Il solito…doppio…anzi…porta la bottiglia, e, come sempre, fra un’ora chiama un taxi…”