Al di là dell’abbraccio che un alunno ti fa al mattino, o spontaneamente in altra circostanza, del meraviglioso sorriso sdentato prima, e poi con l’apparecchio per raddrizzare i denti, dello scintillio dei suoi occhi quando ti racconta qualcosa delle sue marachelle, oltre tutte queste emozionanti situazioni, esiste il lavoro, la professione, talvolta nella tecnica burocratica il mestiere: il quotidiano di cui ringrazio l’Universo o Dio, o il miracolo che il Destino mi ha donato, cioè il mio lavoro di insegnante di scuola elementare, e tutto ciò è meraviglioso.

PERO’… “lo studio, in linea con la letteratura internazionale, ribadisce che gli insegnanti risultano essere la categoria professionale più soggetta a patologie del sistema nervoso (non un generico e indefinito “burnout”) con una netta prevalenza delle forme nevrotiche. La loro sintomatologia comunemente consiste in: esaurimento psicofisico; perdita di concentrazione; amnesie; insonnia; mal di testa; irritabilità; aggressività; diffidenza: lacrimazione e arrossamento degli occhi; formicolii alle mani; flash cutanei.”

Finalmente qualcuno si è accorto di qual è l’usura della nostra professione. Vittorio Lodolo D’Oria ne parla  in un articolo su Orizzonte scuola.it Insegnanti, patologie psichiatriche e rischio suicidario: studio in Germania conferma. Cosa aspettano Renzi e i sindacati a intervenire?

Dell’intervento dei sindacati ne faccio a meno, grazie lo stesso, vorrei interventi di altro ed alto livello.

Ho osservato spesso che gli insegnati  pensionati hanno un crollo fisico, di salute, non indifferente, talvolta proprio il loro aspetto vira negativamente. Pochi, veramente pochi, godono del benessere del riposo e della libertà dello stress lavorativo. Invece ho notato di altre persone che vanno in pensione  e stanno benissimo: coltivano interessi diversi e si godono la vita. Per un ex insegnante è durissimo staccarsi dall’ambiente scolastico, se lo fanno, spesso crollano. Forse i motivi stanno nella tipologia del rapporto docente e utenza. Riporto  di seguito le osservazioni del giornalista citato.  “Molti sono stati i fattori ritenuti responsabili dell’alta usura psicofisica degli insegnanti. Tra questi annoveriamo solo i più accreditati quali: l’inadeguata retribuzione, la bassa considerazione da parte dell’opinione pubblica, il precariato, l’avvento della globalizzazione con studenti extracomunitari; la scomparsa delle scuole per disabili; l’uso delle nuove tecnologie e del registro elettronico; la crisi della famiglia; la rottura dell’asse genitori-insegnanti; la maleducazione degli studenti; le numerose riforme scolastiche; il difficile rapporto col dirigente e coi colleghi; le classi numerose; i numerosi compiti extrascolastici; …2″ Nessuna categoria vanta ( per fortuna) caratteristiche simili a quelle del rapporto docente- studente dal nido , alla secondaria superiore

  • frequentazione reiterata e protratta per più ore al giorno, tutti i giorni lavorativi, nove mesi all’anno, per cicli di tre o di cinque anni. Solo in famiglia si ha un rapporto più insistito e assiduo;
  • asimmetria del rapporto che permane per tutta la durata della carriera professionale, mentre in famiglia l’asimmetria si ribalta col trascorrere degli anni. Questa condizione permanente inficia il rapporto tra pari (colleghi) che sta alla base della “condivisione” quale principale reazione di adattamento allo stress lavorativo;
  • “intergenerazionalità” che lo rende non livellabile anagraficamente e per ruolo;
  • frequenza quotidiana con la medesima utenza di “pervertiti polimorfi” (i bambini sono così definiti da Freud perché sinceri e spietati nei loro giudizi);
  • svantaggio nel rapporto numerico con l’utenza (circa 1 a 30);
  • assenza di “maschera”, come in famiglia, e dunque schietto e privo di filtri;
  • effetto Dorian Gray al contrario: il docente invecchia mentre la sua utenza resta perennemente giovane. La relazione tra persone, soprattutto se assidua, non lascia mai indifferenti e può avere, nel bene e nel male, conseguenze eclatanti.

Le mie riflessioni in progress… socrate