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Lo stress lavorativo entra in classe e gli insegnanti rischiano l’esaurimento

Stress lavorativo anche per gli insegnanti, a confermarlo sono gli ambulatori di medicina del lavoro che accolgono persone “stressate” dal lavoro e tra queste anche molti insegnanti. Quello dell’insegnante a prima vista non parrebbe essere un lavoro ad alto rischio stress, ma non è così. Ines Giorgi è responsabile del Servizio di Psicologia all’IRCCS Fondazione Maugeri di Pavia dove è stato messo a punto il Maugeri Stress Index, un test in 37 domande per quantificare lo stress sul lavoro indagando il benessere psicologico, la capacità di adattamento/resilienza, il supporto percepito, la presenza di irritabilità o comportamenti anomali.

Burnout

Settembre è un momento di cambiamento, in cui dopo la pausa estiva si torna alla routine: è difficile per tutti, ma per gli insegnanti può esserlo perfino di più perché si tratta di una categoria ad alto rischio di “burnout” lavorativo, un vero e proprio esaurimento delle proprie risorse che secondo studi condotti nella ASL di Milano è addirittura più frequente fra chi lavora nelle scuole rispetto a operatori sanitari come medici o infermieri”.

La sindrome da burnout è una sindrome che si manifesta soprattutto in quelle professioni di aiuto, quelle in cui c’è un costante contatto con gli altri. Questa sindrome si manifesta con un importante affaticamento fisico ed emotivo, demotivazione nei confronti del proprio lavoro e nella relazione con i propri studenti, insonnia, maggior ricorso a farmaci. A questi primi sintomi vanno aggiunti anche frustrazione e sensazione di essere inutili e non realizzati rispetto alle proprie aspettative, oltre che una maggior predisposizione ad ammalarsi.

Ines Giorgi continua: “Le vacanze estive, che per gli insegnanti sono anche più lunghe della media, compensano un po’ l’affaticamento ma il rientro può essere ancora più traumatico, soprattutto se si passa dai ritmi delle ferie a quelli del lavoro all’improvviso. L’insegnante ha un ruolo fondamentale ed è una figura di attaccamento per i ragazzi con cui instaura un legame cognitivo, affettivo ed emotivo: una persona di riferimento, che trasmette conoscenze ma anche valori e modalità di funzionamento delle relazioni. Le famiglie chiedono e delegano molto all’insegnante nell’educazione dei figli, ma a fronte di questo il suo ruolo è spesso messo in discussione o non riconosciuto e può diventare fonte di pregiudizi o bersaglio per problematiche sociali più ampie. Dal carico di responsabilità unito alla scarsa considerazione per il proprio ruolo deriva una particolare fragilità, che si manifesta in un disagio psichico che può sfociare in burnout”.

Una volta compreso il disagio e quello che possono subire psicologicamente è importante capire come risolvere la situazione, come riuscire a superare le difficoltà e i problemi che si manifestano tutti insieme.

Ad esempio cercando di continuare a fare qualcosa di rilassante per se stessi e dedicando un tempo anche ridotto, ma costante, ad attività come l’esercizio fisico che permettono di “metabolizzare” le inevitabili “scorie” del lavoro. Soprattutto occorre diventare consapevoli dei campanelli di allarme del disagio, per chiedere aiuto prima di avere esaurito del tutto le energie fisiche e psichiche”, conclude la psicologa.

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