Stamani un amico ci scrive:

” Buongiorno a voi.

Stamattina mi sono svegliato di umore pesantissimo, sono rimasto tragicamente ancorato al letto oltre il dovuto, ho svolto le consuete mansioni del mattino con innaturale lentezza.
Poi, sempre lentamente, ho cominciato a realizzare un paio di cosucce che mi hanno aiutato a ritrovare uno sguardo più giusto e a fuoco della mia realtà.
In fondo mi stavo preparando ad accompagnare mia figlia piccola a scuola per poi andare al lavoro.
Cose che normalmente si fanno senza pensarci.
Ma dopo giorni come quelli trascorsi è difficile non essere riconoscenti di fronte alla clemenza che la vita ci riserva, pur con piccoli e medi intoppi.
Ho una casa calda e confortevole in cui svegliarmi, vivere, rifugiarmi, condividere momenti importanti con i miei cari.
Ho di che sfamare adeguatamente la mia famiglia.
Ho una famiglia e stanno tutti bene, sono vivi e integri.
Ho un lavoro che mi permette di vivere.
Ho una macchina che mi ci porta e che mi riporta a casa ogni giorno.
A regime, quando la bieca routine ci schiaccia e ci spinge in avanti per forza di inerzia, non sono cose alle quali si presta particolare attenzione.
Quando poi accadono eventi così tragici, dolorosi, vicini e anche ravvicinati nel tempo, scatta l’interruttore e ti rendi conto che certe cose non sono per niente scontate.
E che averle, così come siamo abituati da sempre, non è cosa da poco.
Sono consapevolezze che dovrei avere sempre, anche quando mi lamento per l’agenzia delle entrate, per i soldi che non bastano mai, per lo stomaco che mi tormenta, per lavori noiosi e per tutte le menate che la vita di ogni giorno riserva a me come un po’ a tutti.
Ma non scambierei neanche il più fastidioso di questi problemi (o anche tutti insieme) per la camicia di quel padre e quella madre che hanno perso la loro unica figlia.
O per il fazzoletto di chi ha perso i propri cari sotto un cumulo di macerie.

Buona giornata a tutti “

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