QUESTO POST SARA’ AGGIORNATO A PIU’ RIPRESE.

Martedì 2 febbraio, alle ore 21, al Circolo ARCI Isolotto – via Maccari 104, Firenze, Giuliana Sgrena ha presentato
Il prezzo del velo. La guerra dell’islam contro le donne
(Feltrinelli 2008).

Avevo molti interrogativi sulla opportunità della legge francese  che  proibisce l’uso del burqa e del niqab, ovvero quei veli che coprono integralmente il corpo della donna, il primo coprendo persino gli occhi con una rete e il secondo lasciando una fessura all’altezza degli occhi.

Ho sempre pensato che la condizione migliore per esprimere la democrazia occidentale fosse lasciare libertà di vestirsi come si crede, e quindi anche di coprirsi alle donne musulmane

Fremo restando la necessità di essere riconoscibili,  quindi permettere quanto meno l’uso del velo che copre il capo e le spalle: lo hijab, già proibito in Francia, in quanto ritenuto espressione di fede religiosa, che appartiene alla sfera della vita privata.

Ascoltando le motivazioni di Giuliana e leggendo il libro "Il prezzo del velo" sto modificando il mio punto di vista,
Riporto e faccio il link su quanto esprime la giornalista Sgrena sul Manifesto del 26 gennaio

…."Da parte dei difensori del relativismo culturale si solleva il problema della “libertà” di portare il burqa. Ma di quale libertà si parla, in gioco è la dignità della donna e i suoi diritti non il diritto di doversi sottomettere annullando il proprio corpo per evitare di provocare negli uomini gli istinti sessuali più primitivi. A parte il fatto che nemmeno il burqa ha impedito alle donne di subire violenze atroci (vedi Afghanistan) e poi perché non sono i maschi a emanciparsi da bassi istinti invece di continuare a colpevolizzare le donne per ogni loro bassezza?

Il burqa, il niqab e il velo non sono un’osservanza imposta dal corano, ma solo da una interpretazione fondamentalista dell’islam, allora perché dovremmo condannare le donne di altri paesi e religioni ad accettare quello che noi abbiamo respinto da decenni? Non si tratta di difendere una identità se non quella di appartenenza a una visione wahabita dell’islam, quella praticata in Arabia saudita che diffonde il proprio credo nei paesi più poveri e dilaniati dalla guerra, ma anche in Europa, a suon di petrodollari. Il problema è dunque se vogliamo contribuire all’oppressione di queste donne o dare loro una mano nella ricerca di una loro emancipazione."

Le donne immigrate della precedente generazione hanno abbandonato il velo,
le giovani donne immigrate della seconda generazione, anche se nate in Europa lo stanno indossando,

  • alcune per obbedienza e sottomissione ai maschi del quartiere, per poi toglierlo appena entrate a scuola o comunque uscite dalla sorveglianza maschile.
  • altre come segno di espressione di appartenenza e libertà dopo l’ondata islamofobica diffusasi dopo l’11 settembre.

Questi atteggiamneti rischiano di vanificare quanto hanno ottenuto le donne islamiche  che hanno combattuto duramente negli anni ’70 per smettere di indossare il velo
Le stesse donne poi si sono illuse che l’alleanza della sinistra con Khomeini fosse l’unica via obbligata per abbattere lo scià

Poi Khomeini ha imposto il velo e  l’entusiasmo rivoluzionario ha fatto accettare anche il chador…
Ovvero aveva fatto soprassedere alle rivendicazioni dei diritti delle donne, per i quali avevano combattuto precedentemente le loro madri.
Niente più vento nei capelli….e sole sulla pelle…

Mi sto ponendo la domanda di quale

SIGNIFICATO  ESSO ABBIA NELLA TESTA DI CHI LO INDOSSA E NELLA SOCIETA’ CHE LO IMPONE

Cosa significa portare il velo o il burqua o il chador o il nijqab?

Sottomissione totale al maschio: prima il padre, poi i fratelli , gli zii , cugini, poi il marito.
Non provocare l’istinto sessuale degli uomini con i tuoi occhi, con i tuoi capelli, con il tuo corpo che si muove libero.
Mantenersi pura e vergine fino al matrimonio, che avviene in età adolescenziale, quando ancora l’utero non è del tutto formato per sostenere una gravidanza.
Non poter parlare in pubblico o in presenza di uomini.
Non alzare lo sguardo
Non far rumore camminando (niente scarpe con i  tacchi  in Iran, Iraq, Afghanistan…)
Vuol dire che i suoi motivi per divorziare non sono uguali a quelli che può esporre suo marito.
Vuol dire che se sei vittima di uno stupro sei creduta solo se anche quattro maschi lo dichiarano ed erano presenti al fatto!!!
VUOL DIRE ACCETTARE DI SOTTOMETTERSI AD UNA SOCIETA’ PATRIARCALE (come fa notare Hannah nel suo commento)

Qual è il prezzo che una donna paga indossandolo?

Significa diventare un fantasma, essere invisibile nella società
se diritti ce ne sono, rimangono sulla carta: non vengono applicati.
vuol dire coprirsi gli occhi la bocca e le orecchie di fronte a Hina e Sanaa e a tutte le altre ragazze che stanno rischiando la vita per la libertà…di vivere non sottomesse ai maschi di famiglia.

Il mito della donna regina della casa e della famiglia:

diciamoci francamente: se essere regine del bucato da lavare e da stirare, delle stanze da riordinare, dei figli da educare da sole, e farceli portare via se dissentiamo dal marito, del cibo da cucinare (dato che non è scontato che in alcuni paesi la donna possa fare la spesa da sola e maneggiare il denaro),
ci avesse fatto sentire felici e pienamente realizzate, non avremmo rivendicato un ruolo pubblico e/o dirigenziale nella società occidentale e nella vita lavorativa.

Quindi io ci sto seriamente ripensando alla "libertà" dell’ indossare il velo…

 

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